Una pittura è come un'esistenza in scorcio, in concentrato. Il compimento del quadro è come la sua morte: finalmente l'insieme prende senso. « Quale in se stesso alfine l'eternità lo muta ». L'insieme degli elementi fa senso.
La posizione del pittore è duplice — ciò è appassionante, istruttivo, stupefacente. Al contempo sono l'esistente, che prende decisioni, direzioni, colori, senza sapere in anticipo quale ne sarà il senso alla fine. Eppure a ogni decisione miro a un senso, ho un'intenzione precisa: questo piccolo pezzo di giallo deve nettamente staccarsi da questo rosso e da questo blu, senza che nulla debordi, sia sfocato — questo è vitale. Dipingere si svolge in una successione di dettagli importanti, di equilibrio, di contrasti da conquistare, senza che io sappia mai quale senso avrà nell'insieme del quadro a venire, questa cura particolare che ho portato a questo equilibrio, a questo contrasto.
Questa è l'esperienza stessa dell'esistente che non sa dove lo porterà la sua decisione dell'istante. C'è un rischio a ogni istante. A ogni istante bisogna decidere, prendere una direzione, una linea retta, curva, un colore, anche se il contrasto mirato sarà forse alla fine invisibile, ricoperto da altri strati di pittura, da altre decisioni future, e dunque come perduto.
È questo che sorprende anche sempre ogni volta. L'energia data a un dettaglio, a una frontiera, a un rilievo è come dimenticata alla fine, ricoperta, perduta. Tutto prende un altro senso. Eppure questo senso nuovo che segna il compimento del quadro si è costruito di tutti questi istanti, di tutti questi rischi, di tutte queste mire precise. È forse la ragione per cui c'è una densità del quadro: è una storia nella sua costruzione stessa, è un condensato, un concentrato di esistenza, un percorso di esistenza, nelle sue gioie, nelle sue angosce, nelle sue perdite, nelle sue felici apparizioni.
La posizione del pittore è duplice perché è questo esistente che vive intensamente la sua libertà a ogni istante, ma allo stesso tempo è come Dio che interrompe il percorso. Decide della morte, cioè del compimento del quadro.
Ma la morte del quadro è anche la sua eternità. Attraverso l'incontro con l'altro, con gli altri. L'insieme ha preso senso, il pittore non ha nulla da aggiungere, il quadro entra in dialogo con coloro che lo guardano.
